CANTINA PARADISO

Orsara di Puglia (FG) | 1999-2003

La cantina a pianta irregolare, si sviluppa seguendo l’andamento del terreno, nel sottosuolo, principalmente attraverso una galleria (largh. 2.40 * 2.70 h) lunga settantacinque mt, per una superficie complessiva di circa 1000mq e per una volumetria di 2740 mc , dove dai due lati si diramano una serie di spazi di differenti dimensioni (sala degustazione, sala convegni di 70 posti, bottaia, magazzini ecc.). La struttura è stata realizzata in C.A., la galleria e la sala degustazione di forma circolare sono gli unici ambienti illuminati in modo naturale attraverso dei lucernari. Internamente la pietra locale, come gli altri materiali utilizzati, sono tutti in buona parte recuperati e riciclati nella nuova costruzione. Al di sopra della cantina una copertura a vigneto, al quale si accede dall’interno della cantina attraverso una scala di collegamento. Singolare è la condizione di contatto diretto che il progetto della cantina stabilisce con la memoria del luogo. Gli ospiti possono soddisfare la loro curiosità lungo la galleria paesana entrando ed uscendo dagli ampi spazi che su questa si affacciano, come piccole piazze aperte sul corso principale, vere e proprie stanze urbane ognuna dedicata al piacere ed alla educazione del gusto: dalle bottaie agli spazi per la degustazione, dalla sala per gli incontri alla cantina vera e propria e, al di sopra, la vigna come elemento e come materiale di copertura a protezione della sacralità dei luoghi di produzione e di conservazione del vino. Una piacevole passeggiata, tra botti, bottiglie e scrigni segreti dove si custodiscono i frutti preziosi che questa terra produce, in un luogo rapito alla natura e sottratto alla storia. Una pagina strappata alla memoria collettiva e messa in scena nel teatro, troppo spesso distratto, della quotidianità contemporanea. Fondamentale è l’anima plurale del progetto, in cui sono coinvolti una committenza illuminata e un maestro d’arte, oltre alla magia di un paesaggio che già conteneva nel suo ventre la bellezza di uno spazio straordinario. La committenza ha posto come requisiti fondamentali del progetto che fosse dotato non solo di spazi idonei alla lavorazione e conservazione del vino, ma altresì di spazi polisemici come appendici naturali alla cantina, al fine di conferirgli la connotazione chiara e inequivocabile di “centro permanente di accoglienza del gusto”.

Particolarità del progetto architettonico - La galleria paesana, che costituisce la spina dorsale del progetto della cantina, è stata realizzata interamente con sistemi costruttivi semplici, appartenenti alla tradizione artigiana. Le pietre utilizzate per la sua ri-costruzione sono state salvate all’incuria e all’abbandono degli uomini; sono scarti di una tradizione costruttiva ormai non più riproponibile se non attraverso la rappresentazione scenica di un tempo irrimediabilmente perduto ma incredibilmente vivo nell’immaginario collettivo di una comunità profondamente radicata nella sua identità. In assonanza con tutto questo anche le maestranze impiegate hanno dovuto scavare nel passato delle costruzioni per recuperare sistemi di posa in opera a regola d’arte, usando materiali semplici quali malte cementizie. La direzione lavori, similmente, ha dovuto gestire un cantiere sui generis: difficile predisporre disegni esecutivi dettagliati, poiché il materiale di recupero impiegato non ha permesso di prefigurare completamente il progetto a priori. La D.L. ha dovuto compensare tale deficienza con un controllo quotidiano del cantiere e l’istruzione costante delle maestranze, oltre a seguire i tempi dettati dall’approvvigionamento discontinuo del materiale da costruzione. Il progetto esecutivo, dunque, è nato in cantiere. I materiali lapidei, in quanto recuperati da costruzioni locali demolite e/o in stato di abbandono, appartengono prevalentemente al territorio locale e limitrofo: pietra di Savignano e di Castelluccio in gran parte, utilizzata allo stato naturale, così come rinvenuta; pietra di Apricena, impiegata per la pavimentazione più regolare della sala rotonda, con inserti di pietre estere quali verde Guatemala e giallo egiziano, tutti con finitura superficiale semplicemente levigata. Pareti di pietra costituiscono le facciate della galleria paesana, come pezzi di storia ancorati alla propria terra. Il risultato finale è volutamente quello di far emergere la pietra come “elemento costruttivo principe” dell’edificio, nelle sue molteplici forme, nella sua varietà di colori naturali, nelle possibili e differenti finiture a seconda degli impieghi e soprattutto nella sua strepitosa capacità di creare capolavori d’arte mediante l’impiego di “pezzi unici di una collezione naturale”. D’altronde “l’architettura comincia e finisce con una pietra”. Joze Plecnik